LA STORIA DEL MUSEO

 

Torna all'Home Page


Introduzione del Sindaco di Tuglie Dott. Antonio Gabellone e dell'Assessore alla Cultura Prof. Daniele Ria

Introduzione del Presidente della Provincia di Lecce Avv. Lorenzo Ria

Dalla raccolta all'istituzione

Il Museo

Le date della Radio

 

Introduzione del Sindaco di Tuglie Dott. Antonio Gabellone e dell'Assessore alla Cultura Prof. Daniele Ria

Tuglie: piccolo Comune della provincia di Lecce, che con l'istituzione di un Museo della Radio supera i propri confini per aprirsi all'intera comunità nazionale. Un evento nato da una fortunata circostanza che ha avuto come protagonista il signor Salvatore Giuseppe Micali, proprietario di una ricca collezione di radio d'epoca, frutto di una minuziosa e trentennale ricerca perfezionata durante la carriera militare come Capo radiotelegrafista nella Marina Militare italiana. La collezione è costituita da oltre cento pezzi, comprese le prime sperimentazioni radiofoniche, quando le componenti degli apparecchi erano prodotti artigianali ingombranti, e pur di straordinaria funzionalità. L'Amministrazione Comunale di Tuglie, consapevole di trovarsi di fronte ad oggetti d'inestimabile valore storico, scientifico e culturale, sin dall'origine pensò di svolgere un ruolo attivo per rendere il patrimonio di pubblica fruizione. Così nel 1995, in occasione del Centenario dell'invenzione della radio, l'Assessorato alla Cultura di Tuglie, con il contributo della Provincia di Lecce e con la consulenza della Fondazione “Guglielmo Marconi” realizzò una fortunatissima Mostra di Radio d'Epoca e la contemporanea pubblicazione di un'elegante brochure illustrativa. L'iniziativa riscosse notevole successo e favorì l'intesa tra l'Amministrazione Comunale di Tuglie, la Provincia di Lecce e la Regione Puglia che portò prima all'acquisto della collezione di radio e, successivamente, al recupero e alla ristrutturazione dell'antico stabile annesso all'ex frantoio Marulli, ora sede del Museo della Radio. Il Museo, attraverso la gestione di un Comitato tecnico-scientifico, saprà imporsi come elemento propulsore di un processo dinamico che vede il nostro Comune impegnato in un percorso, da qualche tempo in atto, che ha come scopo il recupero e la valorizzazione dei beni storici, culturali ed architettonici, cui in buona parte si lega lo sviluppo sociale ed economico di un paese. L'invito a visitare la preziosa raccolta è rivolto a quanti, da ogni parte d'Italia, vorranno venire a contatto con un pezzo di storia del Novecento italiano, patrimonio della cultura mondiale.

[ torna su ]

Introduzione del Presidente della Provincia di Lecce Avv. Lorenzo Ria

Il museo è per definizione il luogo della memoria, lo spazio in cui il passato prende forma, diventa visibile, in alcuni casi si può anche toccare. Nel museo della radio la storia si ascolta. È voce, suono, musica, sibilo di frequenze. Che arrivano da lontano, emesse da apparecchi voluminosi, in stile e materiali che ci parlano di un'epoca che fu e ci riportano a ieri, agli anni ‘50 e più indietro ancora, agli anni ‘20, fino ad arrivare a più di cento anni fa, quando Guglielmo Marconi riuscì a trasmettere dalla Cornovaglia al Canada la ‘s' che fece di lui l'inventore della radio. Il Museo di Tuglie è tutto questo. Un luogo magico dove riscoprire la magia della radio. E immaginando tutto questo che la Provincia di Lecce ha voluto e sostenuto la nascita di questo museo insieme al Comune di Tuglie. A darci l'ispirazione e a fornirci il contenuto un collezionista privato, Salvatore Micali, che per oltre trent'anni ha raccolto e custodito con cura un patrimonio di apparecchi radiofonici che oggi possiamo consegnare al Salento. Una nuova ricchezza finalmente resa fruibile al pubblico in un contenitore attiguo, un frantoio ipogeo risalente al XVII secolo, che rappresenta anch'esso una testimonianza unica del passato. Coniugando questi due preziosi elementi abbiamo creato così un museo unico nel suo genere in tutta la Puglia. Una struttura che fa parte a pieno titolo del Sistema Museale che la Provincia di Lecce sta costruendo nel territorio salentino. Un'ampia rete di musei civici, diocesani o di fondazioni in cui rientrano anche il Museo Civico della Messapia di Alezio, i Musei diocesani di Nardò e Gallipoli e quelli di San Cesario di Lecce, Muro Leccese e Santa Maria a Cerrate. L'obiettivo è proiettare il nostro territorio in una dimensione culturale di ampio respiro caratterizzata da un'offerta diversificata di arte, storia, cultura che, collegata in rete, attraversa l'intero territorio provinciale, da nord a sud, fornendo percorsi di conoscenza articolati agli studiosi, ai giovani studenti e ai turisti. Il Museo della Radio di Tuglie è un ulteriore tassello aggiunto dalla Provincia al mosaico di un nuovo Salento che, anche grazie alla costante valorizzazione dei beni culturali, ha cessato di essere una pura definizione geografica per diventare finalmente uno dei luoghi più attraenti del nostro Paese.

[ torna su ]

Dalla raccolta all'istituzione

La radio può sembrare oggi un oggetto antiquato, di quelli che si tengono accantonati in qualche angolo polveroso perché non ci si decide a disfarsene. Se, però, si conduce un'indagine attenta si scopre che la radio ha un suo foltissimo pubblico e che, al contrario di quel che sembra, non è stata battuta dalla televisione. È uno strumento che fa compagnia, la radio, e non costringe a starsene seduti con gli occhi fissi su un teleschermo. E una voce che accompagna in tante ore della giornata: una voce discreta che s'insinua nel lavoro, nello studio, nei momenti di relax senza mai disturbare e senza mai distrarre l'attenzione dalle occupazioni alle quali ci si dedica. La radio può essere una passione cui restare fedeli per molti anni o per l'intera vita. Ne sanno qualcosa i collezionisti che vanno a caccia (presso privati o nei mercati antiquari) di apparecchi interi o di pezzi particolari (valvole, antenne, manopole) da recuperare o per completare un apparecchio di un pezzo mancante o per “salvare” un oggetto non più d'uso comune. A Tuglie (Lecce), è proprio dalla passione di un collezionista, Salvatore Giuseppe Micali, che nasce l'idea di un Museo della Radio. Micali è stato sottufficiale di Marina e nella sua funzione di capoturno della stazione radio di bordo e capoposto della stazione di guerra elettronica si è trovato continuamente a contatto con strumenti ed apparecchiature radio. Anche suo padre era stato in Marina e gli aveva trasmesso un vivace interesse per il mondo e gli strumenti delle comunicazioni via etere. Espletando il proprio servizio, Micali non solo era diventato conoscitore esperto di strumentazioni di comunicazione ma, sbarcando nei luoghi del mondo dove lo portava la sua mansione, recuperava pezzi rari, spesso di notevole valore storico: ad esempio, un trasmettitore telegrafico Edison acquistato in Canada nel 1967 o dei ricevitori a galena o, comunque, esemplari di difficile reperibilità scovati a Tolone, in Francia. I “pezzi” scoperti col fiuto del segugio, raccolti e risistemati con materiali originali attraverso anni di dedizione e di certosino lavoro, finiscono per costituire una “collezione”, una “raccolta” di grande valore e non usuale per un privato cittadino. Nasce, a poco a poco, l'idea che quel materiale reperito in tanti anni di ricerca paziente possa essere messo a disposizione in primo luogo dei concittadini tugliesi, poi di chiunque abbia interesse a vederlo, a esaminarlo, a studiarlo. Si profila così, lentamente, l'idea di un Museo della Radio da realizzare nell'ambito di una comunità piccola ma non priva di iniziative in campo culturale.

[ torna su ]

Il Museo

Dapprima viene individuato come sede del Museo un frantoio ipogeo restaurato; in seguito, e in modo più pertinente, lo stabile, anch'esso restaurato adiacente al frantoio. La realizzazione del Museo è stata possibile per l'intervento della Provincia di Lecce, che ha sostenuto la spesa per l'acquisto delle attrezzature e l'allestimento degli spazi espositivi ed ha integrato il Museo stesso nel Sistema Museale Provinciale. Il Comune ha curato la ristrutturazione dello stabile di sua proprietà, in Via Vittorio Veneto, dove ha sede il Museo. Musei della Radio non mancano in Italia; quello di Tuglie è quasi un'eccezione nell'italia meridionale. Questo ne può fare un polo d'attrazione sia per l'attenzione che sollecita verso uno storico ed ancor vivace versante della comunicazione, sia come felice risorsa didattica per il mondo della scuola. Esso può stimolare anche la curiosità del turista che, giunto qui attratto dalla naturale bellezza di questa terra, trova anche, tra tante altre, un'occasione ulteriore di “turismo culturale”. I materiali che il Museo espone e conserva sono di notevole pregio e costituiscono un affascinante percorso nel mondo sempre in movimento della storia della radiofonia. La collezione Micali risulta coerente e continua; documenta quasi senza lacune l'evoluzione dei sistemi di trasmissione e di ascolto e consente di ricreare un itinerario storicamente e culturalmente fondato. Dal trasmettitore telegrafico automatico Edison (USA, 1893) ai ricevitori a galena o a quelli degli anni dal 1920 al 1960-70, i pezzi confluiti nel Museo e là ordinatamente esposti narrano un pezzo di storia della civiltà e della tecnica grazie al quale si è giunti all'odierna velocità e complessità nel territorio delle comunicazioni. Nella dotazione del Museo è anche un settore bibliografico (libri e riviste) riguardanti storia e tecnica della comunicazione radiofonica. Un settore che verrà incrementato per costituire una sezione “specializzata” di Biblioteca del Museo della Radio.

[ torna su ]

Le date della Radio

1799: È l'anno in cui Alessandro Volta perfeziona la sua più rivoluzionaria invenzione, l'apparato elettromotore a colonna o pila. All'origine della radio c'è proprio questo generatore elettrico realizzato dal grande fisico italiano.

1820: Il danese Hans Christian OErsted scopre l'elettromagnetismo osservando la devia­zione di un ago magnetico posto vicino ad un filo percorso da corrente. La devia­zione dell'ago era dovuta all'intensità della corrente, non alla sostanza del conduttore. La scoperta di OErsted diede l'avvio agli studi sull'elettromagnetismo.

1831: Dopo importanti studi nel campo della chimica, lo scienziato inglese Michael Faraday passò a quelli sull'elettricità e il magnetismo. Sua fu la scoperta del feno­meno dell'induzione elettromagnetica. Dal suo nome deriva quello dell'unità di capacità elettrica, il Farad.

1844: Era la pittura l'attività alla quale Samuel Morse si era dedicato con successo dopo la laurea. Ma la sua celebrità mondiale è legata agli studi scientifici e all'inven­zione del telegrafo elettrico e al codice per trasmettere i messaggi. Un codice che prese il nome dallo stesso inventore (l'alfabeto Morse).

1849: A lungo contrastata, l'invenzione del telefono fu infine riconosciuta all'italiano Antonio Meucci, che ne aveva ottenuto il brevetto nel 1870, e non all'americano Beh, che il brevetto aveva sfruttato com­mercialmente.

1867-1873: James Clark Maxwell formula la teoria elettromagnetica della luce e afferma che oscillazioni elettromagnetiche possono essere trasmesse attraverso l'etere.

1886-1888: Heinrich Herz riesce a realizzare onde elettromagnetiche in laboratorio serven­dosi di strumenti da lui stesso inventati: l'oscillatore ed il risonatore; stabilisce anche la velocità delle onde elettroma­gnetiche ( 300.000 Km al secondo).

1892-1895: Desiré-Édouard-Eugéne Branly studia le proprietà delle polveri metalliche; Ohiver Joseph Lodge, approfondendo gli studi dei suoi predecessori, perfeziona il tubo a polveri metalliche che chiama coherer (rivelatore); Augusto Righi esplora il campo dell'ottica delle oscillazioni elettriche; Aleksandr Stepanovic Popov si serve di un'antenna per captare scariche elettriche atmosferiche.

1895: Guglielmo Marconi compie un esperimen­to di trasmissione a distanza di un segnale ( 1500 m .): esperimento riuscito.

1897: A Londra, Marconi ottiene il primo brevetto di telegrafia senza fili; continua gli espe­rimenti.

1899: Primo collegamento radio tra Francia ed Inghilterra attraverso la Manica. Esperi ­menti negli Stati Uniti.

1901: Marconi trasmette il primo segnale attra­verso l'Atlantico: tra Poldhu (in Cornova­glia) e Terranova. Il segnale trasmesso è la lettera S.

1902: Continuano gli esperimenti negli Stati Uniti; vengono trasmessi veri e propri messaggi. Si è fuori, ormai, dalla fase strettamente sperimentale.

1904: Invenzione del diodo (valvola a due elet­trodi) ad opera di John Ambrose Fleming. Il diodo, o valvola di Fleming, contribuì in modo decisivo allo sviluppo della tec­nica in campo radio-elettrico.

1906-1909: Invenzione del triodo per amplificazione ad opera di Lee De Forest. Reginald Aubrey Fessenden realizza la prima tra­smissione senza fili facendo ascoltare la voce umana e della musica. L'esperimento, realizzato la vigilia di Natale del 1906, fu ripetuto a Capodanno del 1907. Del 1909 è il primo esperimento di ra­diodiffusione circolare dovuto a De Forest.

1918: Edwin Howard Armstrong, la Siemens e Co., L. Levy realizzano, ciascuno indipen­dentemente, il sistema di ricezione supe­reterodina.

1919: Marconi acquista una nave e la trasforma in laboratorio galleggiante. Il nome della nave è “Elettra”. Da qualche anno (dal 1916) lo scienziato sta conducendo studi sulla utilizzazione delle onde corte.

1922-1925: Prima scoperta del radar e prime prove di televisione in Inghilterra ed in America. In Italia i primi esperimenti di televisione si hanno a Torino nel 1929 (Laboratorio di ricerche).

1939: Edwin Armstrong introduce nelle radiotra­smissioni la modulazione di frequenza.

1948: John Bardeen, Walter Houser Brattain e W. Shockley utilizzano per la prima volta il transistor. È il tramonto degli apparecchi a valvole.

1954: Prime trasmissioni televisive in Italia. Comincia un'altra storia...

[ torna su ]

Scarica il contenuto della pagina in formato pdf